In Aragona e in Castilla-La Mancha, in Spagna, si combattono da giorni i due incendi più gravi dell’anno. Il primo è scaturito mercoledì 15 luglio vicino a Orés, nella comarca delle Cinco Villas, provincia di Zaragoza: si è fermato solo domenica, dopo aver bruciato 14.400 ettari. Il secondo è scoppiato il giorno dopo a La Mierla, nella Sierra Norte di Guadalajara: lunedì 20 luglio ha già superato i 16.000 ettari e, a differenza del primo, continua ad avanzare senza che le autorità intravedano un miglioramento a breve.
Sono numeri che provengono dalla Spagna, certo. Ma raccontano qualcosa che riguarda tutta l’Unione europea, e in un momento particolare: Bruxelles ha infatti appena messo in campo il dispositivo antincendio più grande di sempre, proprio perché temeva un’estate come questa. Il 2025 è stato l’anno peggiore mai registrato per quanto riguarda gli incendi in Europa, con oltre un milione di ettari bruciati nell’Unione.
Il 2026 non è ancora a quei livelli, ma la Spagna li sta anticipando: secondo i dati satellitari del sistema europeo Effis, che monitora gli incendi nell’ambito del programma Copernicus, il Paese ha già visto bruciare oltre 72.000 ettari da inizio anno, più di Francia (41.000) e Portogallo (28.000) messi a confronto — un ritmo che triplica quello dello stesso periodo del 2025.
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Quasi 800 vigili del fuoco dispiegati prima dell’esplosione dei roghi
Per capire come mai questi due incendi rappresentano più che una semplice notizia di cronaca, bisogna fare un passo indietro fino al 2 giugno. Quel giorno la Commissione ha annunciato che, per l’estate 2026, avrebbe schierato in anticipo 777 vigili del fuoco da 14 Paesi europei nelle zone considerate più a rischio — Cipro, Grecia, Italia, Francia, Spagna e Portogallo — insieme a 22 aerei e 5 elicotteri della flotta comune. È il numero più alto da quando il programma è partito nel 2022, quando i vigili del fuoco coinvolti erano meno di 250. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, l’ha definita “la solidarietà europea in azione”.
Un dettaglio conta più di tutti gli altri in questa storia: della quota spagnola di questo schieramento, 185 vigili del fuoco europei sono stati mandati proprio in Galizia, Catalogna e Castilla-La Mancha per i mesi di luglio e agosto — cioè nella regione dove oggi brucia La Mierla.
Ed è qui che si pone la domanda più interessante. Bruxelles aveva individuato Castilla-La Mancha come zona ad alto rischio e l’aveva rinforzata in anticipo. Il fuoco è arrivato lo stesso, e in quattro giorni ha bruciato un’area con un perimetro di 100 chilometri, costringendo all’evacuazione una ventina di comuni e oltre 800 persone (El País, 20 luglio 2026). Non basta avere le squadre pronte, se le condizioni — vento, caldo estremo, terreno secco da mesi — restano più forti di qualunque piano di prevenzione.
Al momento in cui scriviamo non risulta che la Spagna abbia attivato formalmente il Meccanismo europeo di protezione civile per questi due incendi specifici, lo strumento che permette a un Paese di chiedere aiuto extra quando le proprie forze non bastano più. Lo hanno fatto Portogallo e Francia a inizio luglio, per altri fuochi, ricevendo aerei dalla riserva strategica rescEU — una sorta di “piano B” europeo per le emergenze più gravi — e squadre da Svezia, Cipro, Italia e Spagna. La Spagna, finora, si sta affidando ai propri mezzi nazionali e regionali — Unità militare di emergenza, Guardia civil, rinforzi dalle comunità autonome vicine. Se La Mierla continuerà a crescere, la richiesta formale a Bruxelles potrebbe diventare il prossimo passo obbligato.
Sul fronte di Zaragoza, invece, la notizia è buona: il presidente dell’Aragona, Jorge Azcón, ha dichiarato che “oggi è il primo giorno in cui respiriamo”, e le famiglie sfollate dovrebbero poter tornare a casa nei prossimi giorni. A Guadalajara la consigliera regionale allo Sviluppo sostenibile, Mercedes Gómez, ha usato parole più caute: l’obiettivo, ha detto, è “restare un passo avanti al fuoco” — segno che la partita è ancora aperta.
Anche a livello politico, gli incendi non restano confinati alla cronaca. Al Parlamento europeo, durante un dibattito sulla preparazione agli incendi dell’inizio di luglio, la presidente del gruppo S&D, Iratxe García Pérez, ha attaccato il Partito popolare europeo (PPE) accusandolo di indebolire le politiche ambientali del Green Deal proprio mentre il rischio incendi cresce. La sua sintesi: “una mancata azione uccide”.
Se la storia recente insegna qualcosa, il momento più delicato deve ancora arrivare. Nel 2025 la superficie bruciata in Spagna è quasi triplicata nel giro di poche settimane tra fine luglio e inizio settembre. Agosto, insomma, resta il mese in cui il dispositivo europeo — quello con quasi 800 vigili del fuoco pronti prima ancora che scoppino le fiamme — verrà messo davvero alla prova. Nei prossimi giorni si capirà se La Mierla si stabilizza come Orés, se la Spagna deciderà di chiedere aiuto a Bruxelles, e se i dati Effis di fine estate confermeranno il sorpasso spagnolo su Francia e Portogallo nella classifica che nessun Paese vorrebbe guidare.

